Psicoanalisi: Pulsioni e Narcisismo


Concetti fondamentali della teoria psicoanalitica sono quelli di Pulsione e Istinto.

Istinto:  è una forza motivazionale e propulsiva che si manifesta nell’attuazione schemi comportamentali (comportamento istintuale) specie-specifici che si attivano di fronte a specifici stimoli. L’espressione dell’istinto è dunque strettamente legata a fattori ereditari (genetici) e non presenta rilevanti variazioni interindividuali nella sua espressione e nella sua attivazione.

 

Differenze tra pulsione e istinto

L’istinto si manifesta in tutti i membri della specie in un modo predeterminato, mentre la pulsione può manifestarsi in modo assai variabile. L’oggetto dell’istinto, il mezzo attraverso il quale si raggiunge il suo obiettivo, è predeterminato geneticamente, mentre l’oggetto della pulsione è la componente più variabile di quest’ultima.

La concezione freudiana di “trieb” (pulsione) è quella di una forza propulsiva relativamente indeterminata per quanto riguarda il comportamento da essa indotto e l’oggetto che fornisce il soddisfacimento.

Pulsione (da pulsus, part. passato di pellere = spingere) è la traduzione del termine tedesco “trieb” utilizzato da Freud per indicare la rappresentanza psichica di una fonte di stimolo endosomatica.

La fonte di una pulsione infatti è un processo somatico che si svolge in un organo o in una parte del corpo e che costituisce uno stimolo endosomatico, che a livello psichico è rappresentato dalla pulsione.

Possiamo rappresentarla come un certo ammontare di energia che preme verso una determinata direzione, da cui il nome “pulsione”.

E’ un concetto limite tra lo psichico e il somatico, un processo dinamico di cerniera tra soma e psiche, un’attività di lavoro mentale sugli stimoli che nascono dall’interiorità corporea  e pervengono all’apparato psichico e il cui effetto fondamentale risiede nel generare lavoro mentale e nel produrre rappresentazioni.

Nell’elaborazione più matura del suo pensiero Freud fa una netta distinzione tra stimolo e pulsione nel senso che «…una pulsione si differenzia da uno stimolo per il fatto che trae origine da fonti di stimolazione interne al corpo, agisce come una forza costante e la persona non le si può sottrarre con la fuga, come può fare di fronte allo stimolo esterno…». A differenza dello stimolo infatti la pulsione proviene dall’interno dell’organismo e agisce come una forza costante e non discontinua e momentanea come lo stimolo. Inoltre a differenza dello stimolo, dalla pulsione non ci si può sottrarre proprio per la sua fonte endogena.

La pulsione è caratterizzata da una spinta, una fonte, una meta e un oggetto:

  • SPINTA: è l’elemento motorio della pulsione; è una caratteristica intrinseca della pulsione, la sua essenza; è la forza, l’energia di cui essa è dotata e che preme verso una direzione o meta.
  • FONTE: è quel processo somatico che si svolge in un organo o in una parte del corpo che corrisponde ad uno stimolo che a livello psichico è rappresentato dalla pulsione. Tale processo può non essere solo di natura chimica. Benché la pulsione sia decisamente condizionata dalla sua fonte somatica, essa ci è nota attraverso le sue mete; tuttavia non è sempre possibile risalire alla fonte e la loro conoscenza non è sempre indispensabile a livello terapeutico.
  • META: la meta di una pulsione è il soddisfacimento che può essere raggiunto soltanto sopprimendo lo stato di stimolazione alla fonte della pulsione per mezzo di un’azione specifica; nonostante la meta rimanga invariata per tutte le pulsioni, più vie possono condurre ad essa attraverso svariate mete intermedie o attraverso soddisfazioni parziali e processi di inibizione  come la sublimazione.
  • OGGETTO:  è ciò in relazione a cui o per mezzo del quale la pulsione raggiunge la sua meta; è l’elemento più variabile della pulsione, non è originariamente connesso ad essa e le viene assegnato soltanto in relazione alla sua capacità di rendere possibile il raggiungimento della meta.

La Fissazione pulsionale è un attaccamento particolarmente forte della pulsione ad un oggetto.

 

 


VICISSITUDINI o DESTINO DELLE PULSIONI


Le pulsioni sessuali possono subire vari destini:

  • Capovolgimento o conversione nell’opposto (cosa diversa dalla “Conversione” propriamente detta) – Consiste di 2 processi di diversa natura:

1 – Cambiamento dall’attività alla passività

Esempi di tale processo sono le seguenti coppie antitetiche:

A – Sadismo - Masochismo

B – Piacere di guardare - Esibizionismo

La conversione nel contrario riguarda soltanto le mete della pulsione; al posto della meta attiva (infliggere dolore e guardare), ne viene instaurata una passiva (subire dolore, essere guardato).

2 – Inversione di contenuto

Si riscontra solo nel caso del mutamento dell’amore in odio.

 

  • Riflessione sul soggetto – L’oggetto pulsionale è il soggetto stesso della pulsione, con conseguente conversione della meta pulsionale attiva in meta pulsionale passiva; in altre parole la riflessione è l’abbandono da parte della pulsione del proprio oggetto per ripiegarsi sull’io; ciò è quanto avviene nel caso del masochismo se letto come sadismo rivolto contro di sé.

 

  • Rimozione – Processo inconscio che consente di escludere dalla coscienza determinate rappresentazioni connesse ad una pulsione il cui soddisfacimento sarebbe in contrasto con le esigenze del Super-Io o della realtà.

 

  • Sublimazione – Spostamento di una pulsione sessuale o aggressiva da una meta sessuale o aggressiva verso una meta non sessuale e non aggressiva, valorizzata dalla società (es: arte, ricerca scientifica). L’energia libidica di una pulsione sessuale o aggressiva, secondo le leggi del pensiero primario, tende naturalmente verso una scarica immediata diretta verso una meta sessuale o aggressiva; nella sublimazione, tale energia libidica viene neutralizzata e cioè desessualizzata e deaggressivizzata, e resa disponibile per attività che promuovono lo sviluppo dell’Io e del mondo sociale e culturale, portando ad un “incivilimento”.

 


PULSIONI SESSUALI E PULSIONI DELL’IO


Per quanto riguarda la prima teorizzazione, Freud introdusse il termine “Libido”.

LIBIDO - Termine latino che significa “desiderio” e che designa l’energia (e l’aspetto psichico) che caratterizza le pulsioni di vita.

PULSIONE SESSUALE - E’ una pulsione la cui fonte risiede inizialmente nella stimolazione delle singole zone erogene (pulsioni parziali) e poi con lo sviluppo all’attività sessuale organizzata ormai attorno alla genitalità. L’aspetto psichico di tale pulsione è definito libido.

PULSIONE DELL’IO - Pulsione la cui energia è posta al servizio dell’Io.

PULSIONE DI AUTOCONSERVAZIONE - E’ la pulsione legata alle funzioni somatiche necessarie alla sopravvivenza, come la fame. Inizialmente le pulsioni sessuali si appoggiano alle pulsioni di autoconservazione e solo in seguito acquistano una loro autonomia: all’inizio della vita oggetto del desiderio e oggetto del bisogno coincidono. Poiché le pulsioni di autoconservazione possono essere soddisfatte solo in relazione ad oggetti reali (ad es. la fame col cibo), essi attivano assai più precocemente delle pulsioni sessuali i processi secondari di pensiero e il passaggio dal principio del piacere a quello di realtà.

In una prima fase del suo pensiero (1910-1915) Freud fa una distinzione tra due tipi di energia psichica che caratterizzano due pulsioni contrapposte:

1 - Libido = energia delle pulsioni sessuali.

2 – Interesse= energia delle pulsioni dell’Io o di autoconservazione.

 

La libido a sua volta, a seconda dell’oggetto che investe, si divide in:

- Libido oggettuale: La pulsione sessuale investe la sua energia, detta libido oggettuale, su un oggetto esterno.

- Libido narcisistica o dell’Io = La pulsione sessuale investe la sua energia, detta libido narcisistica, sul proprio Io.

 

 


SVILUPPO DELLA LIBIDO  E NARCISISMO


Nel lattante, le prime pulsioni sessuali si manifestano appoggiandosi alle funzioni vitali di autoconservazione. Inizialmente, il principale interesse del lattante è rivolto all’assunzione di cibo (pulsioni di autoconservazione). Egli all’inizio prova gratificazione nell’assumere cibo, ma presto nell’ambito di tale gratificazione, impara a distinguere il piacere del nutrimento legato alla pulsione di autoconservazione da quello sessuale derivante dalla semplice stimolazione della zona erogena orale da cui origina la pulsione sessuale. In altre parole, l’atto del ciucciare/succhiare lo soddisfa anche in assenza del nutrimento, e quindi la stimolazione della zona orale gli produce piacere di tipo sessuale.

In sintesi, il bambino, sotto la spinta della pulsione di autoconservazione, cerca il nutrimento e, nel nutrirsi, scopre, accanto al piacere derivante dall’assunzione di cibo, anche quello derivante dalla semplice stimolazione della zona erogena orale (bocca e labbra), e impara a distinguerli e a ricercare il secondo anche in assenza del nutrimento. Quindi il seno è il primo oggetto della pulsione sessuale e cioè il primo oggetto attraverso il quale il bambino si procura piacere sessuale. In seguito, il lattante abbandona questo oggetto (forse perché non è continuamente disponibile) e lo sostituisce con una parte del proprio corpo (pollice, lingua), dando origine ad una fase detta di autoerotismo.

  • NARCISISMO

Il termine Narcisismo indica nella concezione freudiana l’amore per la propria immagine, come nell’antico mito di Narciso che, innamoratosi della propria immagine riflessa nell’acqua, annegò per averla voluta contemplare troppo da vicino.

Nell’arco dello sviluppo, l’autoerotismo evolve nel NARCISISMO PRIMARIO: questo è uno stadio intermedio tra autoerotismo ed alloerotismo, in cui il bambino investe tutta la sua libido su se stesso, prima di rivolgerla agli oggetti esterni.

L’ alloerotismo invece è l’investimento libidico su oggetti esterni, fase conclusiva dello sviluppo delle relazioni oggettuali, in cui le pulsioni sessuali sono organizzate sotto il primato della genitalità.

Quindi inizialmente la libido viene investita nell’Io dando origine al narcisismo primario e solo in seguito, dall’Io, la libido viene inviata sugli oggetti esterni. Tuttavia è sempre possibile  che la libido investita sugli oggetti esterni rifluisca nuovamente nell’Io dando origine al narcisismo secondario.

Il narcisismo primario, nella prima teorizzazione, differisce dall’autoerotismo. Infatti nell’autoerotismo il corpo non è percepito come un oggetto totale e unificato, ma come un insieme di oggetti parziali (zone erogene) attraverso la stimolazione dei quali le pulsioni sessuali parziali cercano il proprio appagamento. La pulsione sessuale infatti è originariamente polimorfa e cioè si manifesta sotto forma di molteplici pulsioni parziali, non legate a oggetti esterni.

Nel narcisismo primario invece, l’appagamento sessuale è sempre di tipo autoerotico, ma il proprio corpo è percepito come un’immagine unificata, un oggetto totale e non come tante parti parziali. Si giunge a un primo abbozzo dell’Io.

  • OGGETTO PARZIALE E OGGETTO TOTALE

Freud fa una distinzione tra oggetto parziale e oggetto totale: l’oggetto parziale può essere una parte del corpo (proprio o altrui) come il seno, la bocca, l’ano, le feci, il pene ecc., o anche una persona nella sua totalità ma visualizzata come un oggetto che esiste solo per soddisfare i propri bisogni.  Agli oggetti parziali si riferiscono le pulsioni parziali che sono un insieme di pulsioni non organizzate intorno a un centro, la genitalità, e ciascuna delle quali, indipendentemente dalle altre, cerca appagamento.

L’oggetto totale invece è la persona con cui il soggetto entra in rapporto, percependolo come altro da sé e con il quale è possibile instaurare una relazione psicologica.

Con l’ultima formulazione teorica, Freud sopprime la distinzione tra autoerotismo e narcisismo primario, collocando quest’ultimo ad uno stadio antecedente alla costituzione dell’Io; il modello a cui tale narcisismo si riferisce è la vita intrauterina caratterizzata dalla totale assenza di relazioni oggettuali.

Il  Narcisismo secondario poi è un ripiegamento sull’Io della libido sottratta ai suoi investimenti oggettuali. Secondo Freud, l’Io è un grande serbatoio di libido da cui viene emanata la libido sugli oggetti esterni ed essendo sempre pronto ad assumere su di sé tutta la libido che da essi rifluisce.

La Nevrosi narcisistica indica per Freud il ritiro della libido dagli oggetti all’Io.  Termine che tende a scomparire dall’uso psichiatrico e psicoanalitico. E’contrapposta alla nevrosi di transfert poiché il narcisista, per la sua incapacità ad investire sull’altro, in analisi ha difficoltà a instaurare un transfert. Il termine tende a scomparire dall’uso psichiatrico e psicoanalitico. 

 

  • Ideale dell’Io o Io ideale

 E’ un termine utilizzato da Freud nella sua seconda teorizzazione per designare una “formazione intrapsichica” relativamente autonoma a cui l’Io si riferisce per valutare se stesso. Se l’Io si discosta eccessivamente dall’Ideale dell’Io, può generare senso di inferiorità.

L’Io ideale ha origini narcisistiche; esso rappresenta il sostituto dell’Io reale dell’infanzia investito di libido narcisistica: all’Io ideale si rivolge ora quell’amore che in passato era rivolto al proprio Io reale.

Lo stato di narcisismo infantile è abbandonato a causa delle critiche dei genitori mosse al bambino. L’interiorizzazione di tali critiche porta l’individuo a sviluppare la capacità di autoosservazione. Nell’ultima teorizzazione Freud, attribuendo al Super-Io le funzioni di autoosservazione, coscienza morale e funzione di ideale, assorbe l’Io ideale nell’istanza Super-Io, ma molti autori mantengono in seguito la distinzione.

 

  • SVILUPPO PSICOSESSUALE

Freud chiama “zone erogene” le parti del corpo che se stimolate provocano piacere, e definisce tale piacere sessuale “piacere d’organo”.

Lo sviluppo psicosessuale del bambino passa attraverso 4 fasi:

1 -      Fase Orale -  La prima pulsione parziale a destarsi è quella orale, e la bocca è la prima zona erogena. 

2 -      Fase Anale – Si manifesta tra i 2 e i 4 anni in concomitanza con lo sviluppo del controllo degli sfinteri che si esprime nell’evacuazione/ritenzione delle feci. In questa fase, comincia a configurarsi la polarità tra attività-passività, dove l’attività coincide col sadismo e ha la sua fonte nella muscolatura sfinterica, e la passività coincide con l’erotismo anale con la sua fonte nella mucosa sfinterica.

A metà della fase sadico-anale compare per la prima volta la considerazione per l’oggetto.

EROTISMO ANALE: si riferisce agli eccitamenti e soddisfacimenti della zona erogena anale; si manifesta quando i bambini utilizzano l’eccitabilità della zona erogena anale trattenendo le masse fecali, finché queste, con il loro accumularsi, eccitano violente contrazioni muscolari e nel loro passaggio attraverso l’ano, esercitano un forte stimolo sulla mucosa dando origine, accanto alla sensazione di dolore, quella di piacere. Rientrano nell’erotismo anale le pratiche anali.

3 -      Fase Fallica - Tra i 3 e i 6 anni il primato pulsionale passa al pene come zona erogena. 

4 -      Fase Genitale -  Si manifesta nella sua pienezza solo in pubertà, dopo un periodo di latenza.

 

  • FISSAZIONE: Termine adottato con significati diversi in psicoanalisi e in psicologia esistenziale.

In psicoanalisi indica l’arresto di una quantità di libido a particolari zone erogene, oggetti, fasi di sviluppo, forme di soddisfacimento o condizioni, tutti esperiti nel passato; tale arresto può essere determinato da 2 tipi di fattori:

1 – Particolari eventi come un trauma o l’influenza della famiglia.

2 – Incapacità del soggetto di abbandonare una fase libidica in cui ha trovato soddisfazione, non fidando nella possibilità di trovare in una posizione libidica nuova, un sostituto soddisfacente.

Una stessa fissazione ad una fase di sviluppo pregenitale può essere causa di:

1 -      PERVERSIONE – E’ perverso ogni comportamento psicosessuale che si discosta dalla norma; il significato di “perversione” quindi è strettamente dipendente da ciò che è considerato normale. Per Freud il comportamento psicosessuale normale è quello espressione della fase genitale. La normalità risulta dalla rimozione progressiva delle pulsioni pregenitali, pulsioni che comunque continuano a vivere nell’inconscio subendo varie vicissitudini e dando origine a sintomi, sublimazioni e tratti caratteriali.

Tutte le forme di regressione o fissazione alle fasi di sviluppo pregenitali, in cui la sessualità si esprime attraverso pulsioni parziali strettamente legate alle diverse zone erogene, sono considerate perverse.

Freud definisce la perversione come il “negativo” della nevrosi; infatti il perverso mette in atto impulsi che il nevrotico rimuove.

2 -      NEVROSI – Mentre nella perversione la pulsione sessuale (parziale) legata alla fase di sviluppo pregenitale (orale, anale, fallica) viene soddisfatta attraverso appunto il comportamento perverso, nella nevrosi l’energia libidica di tale pulsione subisce una rimozione (rimozione mancata) continuando ad agire dall’inconscio e dando origine all’angoscia, che può manifestarsi in disturbi diversi come le nevrosi ossessive, le isterie, le fobie e le nevrosi d’angoscia. L’Io entra in conflitto con la fissazione pregenitale.

3 -      PECULIARITA’ DEL CARATTERE – L’Io è riuscito a stabilire una difesa permanente contro la fissazione o a sublimarla – carattere orale, anale, fallico.

Ad esempio il Carattere Anale indica il carattere di quelle persone che sono particolarmente ordinate, parsimoniose e ostinate. L’Io è riuscito a stabilire una difesa permanente contro la fissazione o è riuscito a sublimarla.

 

Punti di fissazione

La regressione porta alla patologia

Stadio autoerotico

Schizofrenia

Narcisismo Primario

Paranoia

Fase anale

Nevrosi ossessiva

Stadi antecedenti la scelta oggettuale

Psicosi

Fissazione all’oggetto perduto

Melanconia

Fase Fallica

Isteria

 


  SVILUPPO DELLE RELAZIONI OGGETTUALI e COMPLESSO EDIPICO


 Anche l’oggetto delle pulsioni sessuali subisce un’evoluzione. Secondo Freud il primo oggetto sessuale sul quale il bambino investe la propria libido è il seno materno che, sebbene svolga la funzione di nutrimento, consente al bambino di scoprire il piacere d’organo derivante dalla semplice stimolazione della zona orale. Tuttavia ben presto l’oggetto sessuale “seno” viene abbandonato dal bambino, forse perché non continuamente disponibile, e il bambino diventa autoerotico, trovando soddisfazione sessuale attraverso il proprio corpo. La pulsione parziale trova soddisfacimento ma non attraverso un oggetto unificato bensì attraverso tanti oggetti parziali.

L’autoerotismo evolve poi in NARCISISMO  in cui il soddisfacimento pulsionale è sempre di tipo autoerotico, ma in cui il bambino percepisce il proprio corpo come un oggetto unificato.

 

 

DROGHE E SOSTANZE