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Psicologia Umanista
Scritto da Dott.ssa Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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PSICOLOGIA UMANISTICA

 

I due capiscuola di questo indirizzo che nasce come reazione al comportamentismo ed alla psicoanalisi, sono A.Maslow e R.May.

Si tratta essenzialmente di una filosofia della vita che pone massima fiducia nelle potenzialità evolutive e creative dell'uomo. Essa trova espressione in questi principi:

- ogni individuo possiede una propria natura interiore che è determinata biologicamente;

- la natura dell’uomo non è per niente malvagia: le emozioni e capacità fondamentali sono buone;  -- tale natura deve essere portata alla luce piuttosto che repressa;

- la repressione della natura umana porterebbe alla malattia.

A quest'approccio confluiscono molti altri indirizzi psicologici.

 

Gli assunti di base della Psicologia Umanistica sono:

 

1 - Dare maggior rilievo al vissuto dell’individuo, e cioè alle sue esperienze e al modo estremamente soggettivo con cui le ha vissute; comportamento osservabile e spiegazioni teoriche sono secondarie.

 

2 - Dare maggior rilievo alle qualità specificamente umane, quali la capacità di scelta, la creatività, la valutazione e l’autorealizzazione – viene rifiutata la concezione riduzionistica e meccanicistica dell’uomo.

 

3 - Fondare la conoscenza della personalità sugli aspetti soggettivi e non su criteri oggettivi.

 

4 - Promuovere interesse ed apprezzamento per la dignità e il valore dell’uomo e impegnarsi a promuovere lo sviluppo delle potenzialità di ogni individuo.

 

La teoria principale a cui fanno riferimento gli psicologi umanisti è la “Teoria dell’autoattualizzazione” (proposta da Goldstein nel 1939 e da Maslow nel 1934 - ridefinita da Fromm nel 1941 dell’autorealizzazione). In base a tale teoria l’uomo, durante la sua esistenza, ha il compito di realizzare le proprie potenzialità originarie, quelle con cui viene al mondo. Qualora l’individuo manchi di sviluppare tali potenzialità originarie (o potenziale vitale) può sviluppare un senso di colpa e di fallimento definito “colpa personale” che è alla base dell’autocondanna e che è ben più dannoso del senso di colpa indotto socialmente.

 

 


 
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